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E’ noto che se l’attività fisica viene compiuta con costanza e viene incrementata gradualmente nel tempo, ovvero ci si allena (fatica), dopo un certo numero di mesi che varia da sport a sport si possono migliorare sensibilmente i propri risultati di gara.

 Notiamo che dopo un  allenamento intenso (fatica) abbiamo un intervallo (recupero)  fino ad un culmine (supercompensazione) dove si dovrebbe riprendere il successivo allenamento affinché si verifichi una condizione rigenerativa (miglioramento). Se recupero completamente, dopo la fase della supercompensazione  (decompensazione), non si hanno cambiamenti di forma e di funzione degli organi (non allenamento). In realtà più faccio fatica, più ampio è il tempo di recupero che mi occorre per potermi sottoporre a dei nuovi stimoli allenanti.   
Se la sessione di allenamento successiva ha luogo prima di un adeguato recupero fino alla supercompensazione (fig. 2), le risorse corporee si esauriscono e il deterioramento delle prestazioni è maggiore rispetto all’allenamento precedente.


Da quanto sopra detto, si può facilmente dedurre quanto sia importante e complesso individuare il giusto carico di lavoro, in quantità e qualità (http://mellitorunner.blogspot.com/search/label/Formula-di-Karvonen in funzione dell’allenamento . 

 


Il recupero è parte integrante dell’allenamento e solo dedicandogli la giusta attenzione si può favorire un buon lavoro. 

Il recupero può essere di tipo passivo in cui non viene svolta alcuna attività sportiva, o di tipo attivo in cui l’attività è moderata.  
Errore comune è il pensare di non aver bisogno di un periodo di scarico, poiché ci si sente comunque “in forma”. Saltare il dovuto recupero sfavorirà nel breve il periodo successivo.

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