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Le ultime sedute su pista risalgono ormai al mese di agosto. Adesso nella fase dedicata allo sviluppo della forza, iniziata la settimana scorsa, reinserisco qualche lavoretto da eseguire in pista….bellissimo, era ora.
Si tratta di 12 giri e mezzo, 5km da correre a 4′, come trasformazione veloce della seduta di ieri dedicata agli sprint in salita. 
Questi due lavori vengono di solito inseriti in un’unica seduta, ma io trovo ottimale utilizzarli divisi in due sedute consecutive. E’ chiaro, però, che bisogna tenere conto dei diversi fattori personali che rendono la seduta positiva anziché mediocre.

– stretching 15′
– corsa 3km
– allunghi 5×100
– 5000 19’48” 157 bpm
– corsa nel prato 2km
– stretching 15′

Dopo qualche esercizio di stretching, qualche chilometro per riscaldarsi e qualche allungo arriva il momento del lavoretto veloce.
Mi allineo sulla linea di partenza dei 200m e faccio partire il crono. 
Oggi è vietato usare il segnale gps.
Con il cronometro, almeno quando sono in pista, posso avere una misurazione reale dei tempi di percorrenza, servizio che il generosissimo garmin non è in grado di effettuare alla perfezione in quanto regala troppi secondi/km. Così vado avanti con il beep del crono che suona ogni 24″.
Il primo giro ed anche il secondo sono un pelino veloci, cerco di regolarmi meglio impostando l’esatta velocità necessaria per questo lavoro. Conservando fino al termine, i pochi secondi guadagnati.
I giri successivi al secondo e fino all’ultimo, vanno avanti con estrema facilità. 
Gli ultimi due mesi e mezzo corsi su fondo sterrato e collinare si sentono tutti. La trasformazione della spinta sul tartan è agevole alla grande, sembra di avere delle molle al posto dei piedi. I battiti salgono molto bene e molto in alto, senza crearmi disagio.
Leggo dei chiari segnali di un buon condizionamento, in continua crescita giorno dopo giorno e con un ottimo recupero degli stress neuro-muscolari dettati dagli allenamenti.
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A poco più di un anno, dalla prima edizione del Gran Prix ANIAD di Atletica Leggera del 2-4 luglio 2010, svolto presso il Centro di preparazione olimpica di Formia, storico ed affascinante luogo che ha visto crescere differenti atleti di fama sia nazionale che internazionale, il 10 – 11 settembre ha avuto luogo DIATLETICA 2011, primo meeting nazionale di atletica leggera, evento promosso dall´Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici (ANIAD), sponsorizzato da Bayer Healthcare, con i patrocini del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e della Federazione Italiana di Atletica leggera (FIDAL).

Quest’anno a fare da cornice all’evento, la prestigiosa sede del Centro di Preparazione Olimpica del CONI di Tirrenia (PI).

Protagoniste le squadre, provenienti da ogni Regione italiana, che si sono sfidate in 7 discipline dell´atletica leggera:
100 mt, staffetta 4×100 mt, 1500 mt, 5000 mt, salto in lungo, lancio del peso e lancio del vortex, per conquistare la medaglia d´oro, d´argento e di bronzo “DIATLETICA”.

Le medaglie sono state consegnate ai vincitori dalla Medaglia d´Oro per la Maratona alle Olimpiadi di Atene 2004, Stefano Baldini che ha commentato le due gare di mezzofondo. Il C.P.O. di Tirrenia è stato il suo luogo di residenza per 15 anni fino al 2005.

Stefano Baldini e Anna Bongiorni

Perché DIATLETICA.
“Obiettivo, fondamentale, della terapia del diabete di tipo 1 è mantenere la glicemia a livelli il più possibile normali, in modo da ritardare o prevenire le possibili complicanze. Appare quindi evidente come

l´attuazione di qualsiasi strategia volta a limitarne la progressione sia di estrema importanza.

Fare sport, anche a livello agonistico, rappresenta un’importante leva terapeutica, parte integrante del piano terapeutico, offrendo anche un utile supporto psicologico alla cura di sé, fattore di estrema rilevanza nelle persone con diabete di tipo 1. Inoltre praticare uno sport, in particolare se a livello agonistico, richiede all´atleta con il diabete di tipo 1 un impegno e una conoscenza del proprio organismo superiore a chi non ha il diabete, ma grazie a ciò i risultati sportivi e la gestione della patologia possono raggiungere traguardi eccezionali.”

Venerdì sera, dopo una piacevole accoglienza dei partecipanti con la consegna delle camere, delle divise, dei pettorali e il programma delle gare, si procede con la cena di benvenuto presso il ristorante del centro.

Nel dopocena, durante la riunione per la definizione del programma si viene a conoscenza di alcune modifiche dell’ultimo minuto, apportate al regolamento.

In pratica fino a questo momento, ogni atleta, avrebbe potuto partecipare a due gare differenti, penalizzando il proprio recupero, ma avendo la possibilità di portare maggiori punti alla propria squadra.

Personalmente mi ero organizzato per ben distribuire le energie cercando di effettuare un buon 5000 e l’indomani un ottimo 1500.

Tutto questo non è stato possibile.

Con le nuove modifiche del regolamento, le eventuali due gare per ogni singolo atleta, dovranno essere una per la classifica di squadra e una per la classifica individuale.
A questo punto non posso più scegliere ciò che avevo programmato, non abbiamo più la possibilità di fare gioco di squadra con il collega Alessandro Manca. Pazienza, ognuno correrà per proprio conto, nella propria batteria. Nonostante tutto, alla fine, sia il sottoscritto che Alessandro, abbiamo avuto meno problemi del previsto.
Personalmente dovrò correre il 5000 per la squadra, quindi senza risparmiarmi più di tanto, e l’indomani il 1500 individuale, con ciò che rimane nelle gambe, e senza lavoro di squadra rimarrà ben poco.

IL 5000

Sabato ore 18:30.
Mancano pochi minuti alla partenza.

L’adrenalina in pista sale a mille.

Stiamo per affrontare una delle fasi più concitate e delicate della gara: la partenza e i primi giri ad andatura, sicuramente elevatissima.

Conosco solo pochi atleti, alcuni solo di nome:
Marco Peruffo, 42 anni, alpinista noto per aver raggiunto tredici cime tra i 5.000 e gli 8.000 metri senza ossigeno e senza portatori d’alta quota. 2:53′ in maratona e una preparazione mirata a un ottimo Vo2max.
Con lui sarà dura.

Fabrizio Borghesi, 26 anni, campione italiano assoluto di canottaggio, 2 campionati italiani under 23, 1 Juniores, 1 campionato del mare, 4° ai mondiali under 23 in Scozia. 30 ore di allenamento la settimana, a tu per tu con l’acido lattico, classico lavoro per il suo genere di attività, compreso l’allenamento alla corsa.

Augusto “Gus” Zecca, 45 anni, socio fondatore della “DIABETENOLIMITS“, associazione onlus impegnata nel racconto e nella condivisione della pratica sportiva di persone con diabete. Al suo attivo un gran numero di competizioni podistiche, prevalentemente maratone.

Torniamo al 5000, nessuno conosce le potenzialità degli altri, solo le proprie.
Bisognerà essere accorti e riuscire a controllare le posizioni di tutti gli altri, sia quelli avanti che nelle retrovie.
So già che il pettorale numero 1, che ho addosso, sarà preso di mira da tutti, con i quali ci giochiamo la nostra personalissima sfida.

Siamo fermi, ma il cuore già pompa a mille pronto ad affrontare la prima parte di gara a tutta per cercare di rimanere agganciati al gruppetto buono.
La partenza e i giri immediatamente successivi, infatti, costituiscono uno dei momenti più importanti e delicati.
Qui occorre trovare soprattutto un giusto equilibrio, in modo da non andare troppo fuori giri ma, allo stesso tempo, non ritrovarsi staccati dal gruppo dei migliori.
In ogni caso, è bene ricordare che quando parliamo di gare non troppo brevi, è più facile compromettere una gara per essere partiti troppo forte e aver ceduto di schianto nel finale che per essere partiti un “pelo” più prudenti, perdendo qualche posizione nei primi giri.
Nei trenta minuti precedenti ho avuto tutto il tempo per effettuare un bel riscaldamento per riuscire a portare il motore in temperatura e prepararlo all’intenso sforzo del 5000 metri.
Via! Partiti. In pochi metri ci ritroviamo già a tutta con il cuore che schizza subito in soglia. Sgomitiamo. Rallentiamo e ripartiamo. Questo è uno dei momenti che richiedono la massima concentrazione. Può bastare una minima distrazione per inciampare sul piede di un altro, avanti o indietro.

Qualcuno azzarda degli allunghi troppo veloci, ma cosa fare, stare a guardare o reagire, non c’è troppo tempo per pensare, reagisco d’istinto e mi porto in testa, cercando di rallentare l’elevata andatura che sono certo, nessuno di noi è capace di gestire.

Il dispendio di energie è enorme, il fiatone di tutti quelli che mi seguono mi fischia nelle orecchie. Dopo un’altro giro un nuovo scatto pazzesco, è la volta di Fabrizio Borghesi che mi passa viaggiando al doppio della mia velocità, lo lascio andare qualche metro avanti e penso che tanto non farà troppa strada a quel ritmo. Non è così, allunga troppo e mi riporto sotto per non lasciarlo scappare.

Dietro di noi si apre un largo divario con gli inseguitori, ma solo fino a quando mi riporto in testa e provo a rallentare il passo, costringendo chi mi segue a fare altrettanto.
Di questo passo non finiamo la gara, il polmoni sono in fiamme.
Se continuiamo con questi allunghi oltre le nostre possibilità possiamo guadagnare qualche metro, ma rischiamo di saltare nel finale. Il dilemma è… riuscire a riservare un po di benzina per il 1500 di domani, ma come.

Il gruppo degli immediati inseguitori si riporta sotto. Nel frattempo qualche voce a bordo pista mi rivela che Fabrizio non è più dietro di me, ha perso qualche posizione.

Chi si riporta a seguito è Marco che sicuramente ha fatto una gara più accorta e si rende conto del suo vantaggio per la maggiore freschezza rimasta nelle sue gambe. Sento che è sempre più vicino e prova il sorpasso.

Stavolta non reagisco di botto, ma allungo il passo giusto il tanto necessario per fargli capire che può solo rimanere al seguito. Ho deciso di dare tutto quello che mi rimane, e anche se il passo medio della gara non è stato molto forte, anzi ho corso più veloce durante alcune sedute di allenamento che non oggi, il continuo tira e molla per lottare contro i molti, troppi tentativi di fuga mi ha quasi prosciugato dalle energie essenziali per un buon finale.

E’ il momento di dare il massimo per quanto riguarda la capacità di soffrire e stringendo i denti affronto gli ultimi 400 metri, sopportando la fatica e il dolore per riuscire a finire con grinta e aggressività fino all’ultimo metro.
Negli ultimi duecento metri riesco a resistere contro gli allunghi finali allungando il passo alla grande ed è fatta.

Primo. Dodici punti, per il lavoro di squadra e la classifica finale, sono garantiti.

Seguirà il resoconto del 1500.

Ore 06:05′
Pista
scarpe – Ds trainer 16

– stretching 0‘ mi sono alzato tardi
– riscaldamento 20′
– allunghi 5 x 100 20″ – 19″ – 20″ – 19″ – 19″ TROPPO LENTI
– 5000 in 18’40” (al km 3’44”) FC MAX 163 bpm
– recupero 4′
– 500 metri 1’30” ( al km 3′)
– cambio scarpe da A2 a A3
– defaticamento 15′
– stretching 15 x 1′

Appuntamento in strada con Domenico, per le 06:00, mi sveglio tardi 05:50.
Mi fiondo per terra, e cerco di minimizzare il ritardo vestendomi velocemente.
Siccome sono certo che non avrò il tempo di fare stretching, approfitto dei movimenti utili per vestirmi e per allacciare le scarpe, per fare qualche allungamento.
Zaino in spalla e via in strada con solo 5 minuti di ritardo.
Parto direttamente in corsa, saltando la fase iniziale al passo.
Non mi crea troppi problemi, ma non mi nasconde che il carico di due giorni fa, anche se si è trattato solo di 3 ripetute da 800, non è stato ancora recuperato completamente.
Si è trattato di un lavoro breve ma evidentemente l’intensità ha avuto un ruolo importante.
Cerco di riscaldarmi bene e corro fino ai venti minuti, chiudendo in progressione.
Calzo le A2 e parto per gli allunghi.
20″/19″/20″/19″/19″, come ho già sottolineato altre volte, dall’esito degli allunghi riesco a capire la reale condizione del momento, e infatti ciò che mi riferivano le sensazioni è realtà, freschezza zero.
Chiaramente è una situazione normalissima per come ho distribuito i lavori, quindi senza stare troppo a pensare, mi allineo alla partenza dei 200 per affrontare i dodici giri e mezzo del lavoro odierno.
Si tratta di un 5000 da correre intorno ai 3’45”.
Sono pronto, parto e imposto un passo adatto per concludere il 5000 con un ritmo costante.
Il primo 400 lo chiudo qualche secondo in anticipo.
Dal secondo giro in poi, cerco di evitare anche pochi secondi in meno per compiere la giusta andatura.
Dal terzo giro e fino all’undicesimo riesco a mantenere un passo costante a 3’43″/’45”.
Così arrivo al dodicesimo giro che effettuo in 1’28”, gli ultimi 200 metri in 43″.
Termino il 5000 in 18″40″, meglio di così non posso pretendere, perfettamente quello che volevo, ne più veloce ne più lento.
Recupero camminando per 4′ e mi rendo conto che ho appena fatto un bel lavoro, infatti il peso si fa sentire, ma adesso penso solo al 500 forte.
Parto bene, 18″ al passaggio dei primi cento, 36″ ai 200, adesso viene il bello, sembra che sto correndo con una zavorra di almeno un paio di chili per gamba, 54″ al 300, concludo il cinquecento in 1’30”.

Sensazioni: un po’ di stanchezza da smaltire, ma non è un problema, domani solo corsa lenta e dopodomani riposo. Una cosa è certa, la forma sta migliorando.

Sabato 03 luglio – Domenica 04 luglio 2010 

CPO Formia 
Finalmente ci siamo, ho avuto questa bellissima occasione che mi ha permesso di ritrovare il sapore della gara.
Come premessa ci tengo a sottolineare il luogo affascinante dell’evento, il Centro di preparazione olimpica di Formia. Storico e magico luogo di preparazione dell’atletica nazionale e internazionale.
Proprio questa  mattina nel campo si sta allenando il grande Giuseppe Gibilisco, con esecuzioni tecniche da brivido.
Comunque torno al resoconto delle nostre gare amatoriali.

Ore 19.00: dopo una lunga serie di gare, di diverse specialità, è il momento del 5000 Si parte. La gara si presenta da subito senza difficoltà, dal punto di vista del ritmo. Ho l’impressione che tutti abbiano paura di scoprire le proprie carte e dopo un inizio un po’ incerto, io e i miei due compagni di squadra decidiamo di prendere in mano l’iniziativa. Allunghiamo il passo siamo 1° 2° e 3°,ci distanziamo qualche metro uno dall’altro in maniera da gestire al meglio la testa della corsa, superiamo il 3000 e ci accorgiamo che abbiamo la situazione in mano alla grande. Prende l’iniziativa Piero che passa in testa al posto di Alessandro, io lo seguo fino all’ultimo 500. A questo punto mi fa il cenno di andare, anticipo la progressione dell’ultimo giro che chiuderò in 71″. Con mia grande felicità e stupore chiudo al primo posto in 18’50”. Incredibile, è stata una gara svolta solo con il pensiero rivolto alla gestione tattica, e, senza la necessità di dover gestire un passo veloce,  ma quel che più conta è il risultato di squadra, 1° 2° e 3°. 

Con l’occasione questa gara è terminata senza crearmi il minimo problema muscolare o di stanchezza, permettendomi di conservare freschezza ed energie per il 1500 di domani mattina.

Ore 9.00, siamo tutti nel campo, il 1500 era in programma per le ore 11.00 ma è stato anticipato per le 9.30. Giusto mezz’ora di tempo per il riscaldamento. Mi cambio velocemente, e mi precipito dentro il campo in erba per iniziare in corsa lenta, proseguendo poi in pista in leggera progressione. Seguono 10′ di stretching e 5 allunghi da 100 metri, in 16″, in agilità con recupero 1’30” tra uno e l’altro.

Ore 9.30, i giudici ci richiamano sulla linea di partenza. Giusto il tempo dell’appello iniziale e subito dopo il Via.

Non c’è molta differenza da ieri, anche oggi con mia grande sorpresa, non ci sono atleti che tirano. Siamo uno che studia l’altro, ma si tratta di una gara breve e non c’è molto tempo per pensare. Con il compagno di squadra Alessandro decidiamo di aumentare il ritmo ed impostare l’andatura a noi più comoda, aumentiamo  giusto il tanto di portarci avanti con un buon vantaggio. Perde contato il terzo compagno di squadra e tentano di riagganciarci, l’atleta Campano in terza posizione e l’atleta Siciliano in quarta. Ormai sono certo che non hanno più speranze di passare, siamo all’ultimo giro, il compagno di squadra Alessandro, mi fa cenno di passare, parto e sparo il 400 in 62″, termino il 1500 al primo posto in 4’54” (3’16″/km). 

Caspita dopo tanto tempo lontano dalle gare, riaffacciarmi a queste competizioni con queste situazioni, è sicuramente piacevole. Era quello che stavo cercando da diversi mesi, un input per non mollare e riprendere ad allenarmi con costanza. Penso di esserci riuscito e sto già pensando di iscrivermi alla gara dell’ora di sabato 17, che servirà come ottimo allenamento per iniziare ad allungare un po’ le distanze.

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