Finalmente un attimo di tregua, il vento si è calmato il cielo si è schiarito c’è un bellissimo sole e non piove.
Ho deciso che anticiperò l’allenamento in programma per domani, a causa di impegni inderogabili.
La seduta la effettuo nelle strade del monte Ortobene con un passaggio verso la fonte di  “Milianu” e proseguendo a  “Sa ‘e Sos Frores”.
I primi 2km in corsa lenta di riscaldamento e di verifica sull’efficienza del ginocchio sinistro che domenica ha dato qualche segnale di cedimento.
Perfetto o quasi il dolore è lieve e, penso, non preoccupante. 

Aumento il passo e la mia mente è già rapita dalle bellezze di questo splendido sottobosco. Il fiato è buono, la spinta non infastidisce il ginocchio, proseguo in agilità ed in leggera progressione. 

Si sta proprio bene, quest’aria è dopante, nel senso che invoglia un passo ancora più svelto ma sono ancora a metà percorso e fra qualche chilometro ha inizio un tratto in salita.
Ottavo chilometro fra circa un chilometro inizia il tratto finale, il più difficile e tento di farlo senza fermare la progressione. A questo punto inizio a sentire veramente fatica, le gambe iniziano ad implorare pietà, ma la meta non è ancora in vista.
Supero la parte che mi copriva la visuale e parto per l’ultimo chilometro.
Vien voglia di mollare ma ormai si tratta di stringere i denti ancora un po’.
La vetta è a qualche centinaio di metri, la salita è sempre più ripida, la frequenza cardiaca si è portata a 166 battiti per minuto, i muscoli delle gambe stanno per scoppiare, i polmoni bruciano.
E’ fatta, dieci chilometri e trecento metri in quello che l’amico Angelo ha battezzato “percorso di guerra”.
Defaticamento in corsa molto lenta e sempre più piano, fino al passo.
10′ di stretching, penso di essermi meritato un buon pranzo.