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Il risultato di oggi evidenzia un ulteriore miglioramento dello stato di forma.
Un buon dosaggio nei carichi e nello scarico.
Una migliore risposta mentale alla fatica.

Una migliore consapevolezza delle modifiche metaboliche dell’organismo e conseguente ottimizzazione carico e recupero.

Questa non è stata una settimana carica di allenamenti ma in compenso lo è stata dal punto di vista professionale. La minima quantità dei giorni dedicata all’allenamento si è completata con la qualità. Oggi continuo a testarmi con il il consueto giro in mountain bike, quindi sempre stesso percorso, stesso orario e più o meno stessa condizione meteo, la causa della scelta è da imputare sempre al problema verruche.

In previsione dell’uscita che effettuerò dopo  in mountain bike,  faccio un  pranzo a base di carboidrati con un abbondante piatto di pasta ai funghi porcini, un secondo con un pezzetto di carne (proteine), e una generosa porzione di patate al verde (amidi), il tutto annaffiato con solo acqua, e per finire una tazzina di caffè senza zucchero.

Dopo circa due ore inizio la manutenzione alla mountain bike per limitare il rischio di imprevisti. Il pomeriggio promette bene ed indosso calzamaglia lunga, maglia tecnica a manica corta,  mantellina antivento e zaino idrico con qualche scorta zuccherina appresso.
Si parte  e già dal primo tratto in salita uso un rapporto abbastanza lungo ma imprimendo la giusta potenza lo trasformo in pedalata agile, infatti passo al primo km in 2’45”/km con  117 bpm di frequenza media. Al quinto km i bpm sono già a 139 e la velocità 2’25”/km. Sono già all’imbocco dell’uscita da Nuoro in direzione Badde Manna. Mi fiondo con fluidità in discesa e con molta attenzione all’impostazione delle curve faccio roteare il più possibile le gambe sui pedali per evitare che i muscoli si raffreddino troppo.


C’è il sole, ma la temperatura è bassa e con il poco movimento l’aria fredda addosso è pungente.  A fine discesa e sempre con lo stesso rapporto lungo inizio ad affrontare il successivo tratto in salita, ma dopo qualche centinaio di metri devo subito scalare qualche marcia per mantenere un elevato numero di pedalate. Passo al decimo km in 20’57”, vel. 1’29”/km, bpm 106. Continuo a tutta fino all’incrocio della strada secondaria per Jacu Piu, adesso sono al quindicesimo km in 30’04”, vel. 1’37”/km, bpm 120. La strada che sto percorrendo adesso consente un po di relax infatti in questo tratto per una decina di chilometri difficilmente incontrerò delle auto.

Iniziano sia la pendenza che la vista in lontananza dei tornanti con l’aumento della percentuale di dislivello. Qui l’intensità dello sforzo inizia ad aumentare, ma magicamente si percepisce con buone sensazioni. Penso sia dovuto al gran silenzio e quindi all’aumento della  consapevolezza di ogni movimento. Gli unici rumori che si sentono sono quelli soliti di questo paesaggio, lo scampanellio delle pecore e l’abbaiare di qualche cane pastore. Nel sottofondo sento il fruscio provocato dagli sfregamenti della mantellina sul corpo. Il ritmo è scandito dal respiro, due pedalate inspirando e due espirando.  A metà salita mi fermo un istante per spogliarmi dalla mantellina che ripongo nello zaino e proseguo permettendomi di rimanere a maniche corte. Sono abbastanza accaldato per sentire freddo, e il ritmo che sto imprimendo è bello tosto e sempre scandito dal ritmo del respiro, e dall’alternare della posizione in sella e fuori sella.  Arrivato al temine di questa salita mi fermo ancora per indossare i manicotti e poter così coprire le braccia prima di iniziare il tratto in discesa e quindi con un bel venticello gelato addosso. Percorro la discesa a buon passo e cerco di prestare molta attenzione all’impostazione delle curve, non si sa mai dietro ognuna ci può essere qualche imprevisto, terriccio, pietre o animali. Passo al venticinquesimo chilometro in 58’, vel 1’31”/km, bpm  109. Appena inizio a scorgere il tratto pianeggiante che precede l’ultima salita tolgo i manicotti, e proseguo con il rapporto più veloce possibile. La gamba può dare ancora il massimo ne approfitto e quando inizio la salita mi accorgo che riesco a tenere un buon ritmo senza problemi. Meglio così perché come quando corro a piedi anche adesso mi accorgo che se imposto un passo veloce ma deciso, riesco a tenerlo con più facilità che non un passo più lento e più faticoso. Sento che è proprio curioso il comportamento del nostro corpo in certi momenti, quando si innesca questa sorta di doping ormonale, sforzo più intenso e miglior sopportazione alla fatica, oggi sto proprio salendo con passo agile fluido e costante e con cambi continui di posizione in sella e fuori sella. Nel tratto finale della salita mi posso permettere addirittura di accelerare ancora. Sono al chilometro 36, tempo 1h40’, vel 4’13”/km, bpm 146. Forse merito del fatto che ho focalizzato l’attenzione all’esecuzione del gesto atletico senza lasciar vagare la mente su nessuna fantasiosa crisi o difficoltà e ancora adesso non sento alcuna stanchezza, ma percepisco semplicemente il dolore muscolare dello sforzo in modo piacevole. Così continuo in città per gli ultimi chilometri che mi separano da casa e sempre con un passo agile e fluido.
Arrivo al termine con un tempo totale di 1h49’14” , una distanza di km 39,38 velocità media di 21,6 km/h, una frequenza cardiaca media di 137 bpm. Rilevo un miglioramento della frequenza cardiaca più bassa di due battiti al minuto con una maggiore intensità di sforzo e un aumento di velocità.
I dati relativi le tre prove

Giro in città.
– Stretching 15’
– 10 Allunghi in progressione
– Ritmo Veloce di Fondo Lento km 9,69 tempo totale 42’22” passo medio 4’22”/km.
– Stretching 15’


Questa sera faccio di tutto per riuscire a rientrare a casa entro le 19. Scelgo l’abbigliamento con qualche indecisione, felpa leggera o felpa pesante? Scelgo la felpa tecnica leggera ma è nera, decido di metterci sopra una maglietta leggerissima con colore vistosissimo,arancione. Calzamaglia lunga, le Nimbus e via. Inizio subito con i miei importanti 15’ di Stretching. Seguono 10 allunghi di circa 100m in progressione non velocissima. Parto per il giro del percorso in città. La serata è strana, il termometro segna 10° ma in effetti non si sentono, forse perché non c’è un filo di vento. Comunque affronto i primi due km in salita ad un passo tranquillo 4’46” e 4’53”/km per scaldarmi al punto giusto. Sono reduce da tre giorni di riposo e quindi la freschezza muscolare mi preannuncia un passo veloce. Al terzo chilometro arriva un tratto in discesa che percorro in gran controllo senza accelerare troppo, dopo circa 500 m la strada è di nuovo in piano e concludo il 3° km in 4’15”. Adesso iniziano le serie di falsi piano con qualche sali e scendi e arrivo al 4° in 4’18”. Inizio a controllare il passo con l’aiuto del respiro, e faccio un passo inspirando e un passo espirando. Così riesco a tenere all’incirca la stessa media senza badare al cronometro. Mi sento a mio aggio questo passo, è quello giusto, l’unico inconveniente lo incontro negli attraversamenti stradali, ma con la giusta attenzione si supera. Proseguo nella zona di San Pietro e sono al 5° km 4’29”. proseguo fino ai piedi del Monte Ortobene dove effettuo il solito giro di boa proseguo per altri 500 m e passo al 6° km 4’22”. Affronto un altro tratto di 500m in salita infatti accelero in progressione per non rallentare il passo e costeggio la Piazza Italia, dove passo al 7° km 4’15”. L’accelerazione ha dato i suoi frutti e senza lasciare segni. Nuovo tratto di salita ma più corto di prima e stessa tattica con leggera progressione, passo l’8° km 4’20”. Sto per terminare il giro e mi sento ancora bene, tutto ok. Accelero ancora e passo al 9° km 3’55”. Altri 690 metri e ho finito. Arrivo sotto casa e via con 15’ di stretching per togliere un po’ di stanchezza alle gambe. Anche questo è stato un allenamento stupendo. Da sottolineare che con un passo sciolto e allo stesso tempo leggero, mi sento più a mio aggio rispetto ad un ritmo più lento.

Fermo.  Tre giorni pieni di lavoro. Orari tipo sette di mattina, venti e trenta. Difficile gestire un allenamento in queste condizioni.

Fermo.

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